"Il Pino" suona strano, ma in Lombardia l'articolo è d'obbligo ed io subito lo adottai (mi sono sempre impegnata per adeguarmi ad usi e costumi dei paesi che mi ospitavano). Il suo nome naturalmente era Giuseppe e viveva a Seregno con la sua numerosa famiglia, anche se era scapolo. Vi era a capo, quando li conobbi, una matriarca, che, pur essendo rimasta vedova, continuava ad organizzare la vita ed il lavoro dei figli.
Questa famiglia, di cognome Canzi, aveva accolto mio padre come un figlio quando era arrivato da quelle parti perché lì c'era lavoro.
Del nostro viaggio a Seregno ricordo la puntata sino a Chiasso giusto per passare la frontiera e comprare cioccolato svizzero.
Nel corso degli anni Pino venne qualche volta a Cassine perché mio padre aveva a cuore gli amici cui evidentemente era grato per essergli stati a fianco in quel cammino di apprendistato durante il quale aveva imparato a vivere: ad affrontare le difficoltà e a cercare soluzioni senza fare troppo conto sui genitori lontani.
Purtroppo nel corso degli anni il dolore colpì i Canzi che, a causa di un incidente sul lavoro, perdettero uno dei fratelli minori. Non andai al funerale.
L'ultima volta che passai da Seregno ero in treno: una decina di anni fa raggiungemmo Lugano facendo la tratta Genova Milano e poi Milano Ticino (TILO, Ticino Lombardia). Eravamo infatti camperisti e qualche volta svernammo in Liguria. Alla frontiera le guardie percorsero il treno avanti e indietro con scrupolo, ma non ci fu alcun ritardo.
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