giovedì 13 gennaio 2022

12. Al cinema


 

                                                           

                                                                        Al cinema








 

 

 

Figlio mio, tu non lo sai, non puoi saperlo, non te l’ho mai raccontato. Ho avuto paura. Avevi quasi due mesi, ci eravamo stabiliti dalla nonna pensando di restarci solo per il fine settimana, invece i giorni passavano e noi sempre lì. Il sabato sera le chiedemmo di badare a te: doveva solo sorvegliarti, ormai eri addormentato e per un po’ di ore avresti dormito. Non si sapeva mai per quanto tempo, perché non eri un dormiglione, ma stavi prendendo il giro giusto: stavi sveglio di giorno e dormivi di notte. Finalmente! Così decidemmo di andare al cinema. Non eravamo più usciti, la sera, da quando eravamo diventati genitori e di giorno papà, come artigiano, era sempre impegnato. Io mi occupavo di te in quel privilegiato periodo di congedo obbligatorio per maternità: eri, a dir poco, ‘impegnativo’, almeno per me che non ero un’esperta! Dopo otto o nove chilometri, in una curva che avevamo percorso decine di volte, l’auto, forse perché l’asfalto era bagnato, girò su se stessa: un testacoda che ci lasciò nella corsia opposta, in direzione di marcia contraria a quella che tenevamo pochi secondi prima. L’auto si fermò, non si avvicinò al bordo strada. Quella che sopravveniva in direzione opposta fece in tempo ad arrestarsi; il ragazzo che guidava chiese a tuo padre: ‘Ma a che velocità hai preso la curva, per girarti così?’

Forse c’era entusiasmo da parte nostra per quell’uscita serale dopo tanto tempo, forse l’ebbrezza avrà reso tuo padre imprudente, gli avrà fatto impostare la curva troppo allegramente… o forse era solo l’asfalto bagnato, sta di fatto che io mi sono vista, come in un flash, come sarebbe stato lo stesso testacoda se l’auto che sopravveniva fosse stata più vicina. Se ci avesse urtato, sai, allora non c’erano le cinture di sicurezza ed io non avevo neppure il volante come appiglio… Quando l’altra auto è ripartita, abbiamo deciso di tornare a casa. Dieci minuti dopo rientravamo piuttosto mogi ed io più spaventata che mai. Se fossi finita all’ospedale non avrei potuto tenerti fra le braccia per un po’ e la nonna avrebbe dovuto sobbarcarsi un duplice impegno: dover badare a figlia e nipote. L’hai avvertita tu la mia paura? Alla fine di maggio – quello stesso anno – per un banale incidente, in cui chi guidava riportò semplici fratture, perse la vita la donna cui avevamo fatto da testimoni di nozze solo cinque giorni prima.

Avevamo un telefono ‘storico’ che squillò nel pomeriggio. Risposi e, quando dissi di conoscere la persona di cui mi era stato detto il nome completo, sentii: ‘La ragazza è deceduta’. Quella paura è incisa profondamente nel mio mondo emozionale, non riesco a cancellarla anche se mi sono sempre sforzata di tenerla a bada.

Avrei potuto non rientrare. Altro che andare al cinema!”

Questo il racconto scritto dalla paziente, una donna ormai matura, su richiesta della psicoterapeuta. Le è stato proposto di descrivere un momento della sua vita trascorsa in cui ha provato paura e precisamente una paura ancora viva nel suo mondo emozionale, che secondo lei contribuisce a creare un disagio quotidiano, o quasi. Quando c’è un altro al volante, in particolare il coniuge, lei vive il viaggio in tensione, non riesce a rilassarsi, non si fida completamente anche se sa che lui guida da sempre con sicurezza. Da parte sua l’abilità al volante non c’è mai stata, nonostante abbia guidato per decenni. Ha sempre pesato – racconta – il giudizio negativo sulle donne al volante. Un luogo comune? Non lo sa. Certo non sa cambiare una gomma. Ma ora non le serve più, forse. Ci sono stati anche tamponamenti banali, senza ripercussioni, in un periodo in cui era molto più facile fermarsi a lato della strada per verificare i danni in atteggiamento amichevole. Ora non riesce a fare a meno di dire: “Stai più indietro. Guarda che qui ci sono i cartelli che indicano quale dev’essere la distanza di sicurezza!”. E questa è solo la prima paura che le è venuta in mente.

Ha molta fiducia in questo incontro, il suo primo di psicoterapia, che affronta all’interno di un soggiorno di ben-essere che le è stato regalato.

Nel centro si attuano la prevenzione, la diagnosi e la terapia, con la finalità di mantenere al meglio lo stato di benessere psicofisico e sociale dell’individuo, ripristinando le sue stesse capacità di guarigione e rispettandone l’equilibrio e l’integrità” erano le parole che l’avevano colpita nella presentazione. Che felicità quando aprì il biglietto di auguri e trovò proprio quel dono!

Ed ora eccola qui.





























11. Quaderni


 

    Quaderni







Nell’ora di religione si trascrivevano correttamente sul quaderno gli Inni Sacri di Alessandro Manzoni. In realtà non riuscimmo a studiarli tutti e per intero – sono dodici – perché ogni volta, dopo la trascrizione di un paio di strofe, si procedeva alla parafrasi, con spiegazione del testo. Infine le due strofe spiegate nell’ora di lezione settimanale dovevano essere studiate a memoria perché nella lezione successiva alcuni alunni, a turno, sarebbero stati chiamati a recitarle. Per avere un buon voto di religione era fondamentale saperle recitare a memoria! Naturalmente su ripartiva sempre dalla prima strofa, che ormai avevano imparato anche i banchi.

Così alla fine del triennio gli alunni della scuola media, almeno i più diligenti, sapevano recitare tutto d’un fiato almeno Il Natale e La Pentecoste.

Ma i quaderni dovevano essere corretti dal Canonico – c’erano delle domande per accertare la comprensione del testo – perciò alla fine dell’ora settimanale venivano impilati sulla cattedra: ne risultava una pila alta un palmo, che un’alunna diligente, abitante nella parte bassa del paese, più o meno nella zona in cui dimorava il sacerdote, portava tra le braccia, spesso aggiungendoli ai libri già pesanti, fino a consegnarli al domicilio. All’andata e al ritorno. L’onore toccava spesso a me oppure a Pinuccia, che abitava in campagna, in una cascina fuori mano.

Qual masso che dal vertice

Di lunga erta montana…” è rimasto impresso nella memoria di quella generazione, nel paese, ovviamente, insieme alle risposte del Catechismo.

Dei Vangeli non ricordo ci abbia mai parlato, almeno del messaggio che Cristo ha voluto trasmetterci. In compenso c’era una certa apertura verso gli apocrifi sull’infanzia, con questo Gesù che già da bambino faceva miracoli, batteva le mani e faceva volare gli uccellini.

Quanti sensi di colpa si sono insinuati nei bambini più sensibili al sentir parlare di peccati veniali e peccati mortali, quanta incredulità nell’osservare comportamenti, da parte degli adulti, che venivano bollati come “peccaminosi”! Venivano confessati? Gli uomini non si accostavano così di frequente al sacramento. Una volta l’anno, prima della Pasqua, ma quelli più avanti in età morivano in grazia di Dio? Le immagini dell’inferno con le fiamme che lambivano uomini e donne dai volti atterriti circolavano e suscitavano non pochi timori, specie nei bambini. Eppure le bestemmie fioccavano in quegli anni e le donne alludevano a figli illegittimi, bambini abbandonati nella “ruota” conventuale… che fossero fantasticherie come le storie che avevano come protagoniste streghe o masche?

Un film, che era stato proiettato nel cinema parrocchiale, mi aveva colpita ed impressionata: era la storia di Giovanna d’Arco che alla fine moriva sul rogo. Nella mia testa di bambina la santa – dopo essere stata condannata al rogo – sarebbe certo salita in paradiso, ma chi sarebbe andato all’inferno? Tutti coloro che l’avevano condannata? L’inferno era certo affollatissimo!”

La religiosità della nonna era profonda, ma anche molto aperta. La sua fede era assoluta, ma i precetti e le regole non le si confacevano.

















10. Gozo


 

    Gozo







 

Camilla quest’anno ha scelto Malta per il corso intensivo d’ Inglese cui parteciperanno i suoi alunni di terza.

Nel corso di studi sono previsti, infatti, periodi di ‘full immersion’ che costituiscono anche momenti di socializzazione e di educazione all’autonomia e all’indipendenza, qualità che si convengono a giovani che hanno scelto un percorso formativo al termine del quale viaggiare è considerato fondamentale. Dopo l’esperienza in Scozia ha deciso di alternare soggiorni più caldi a quelli classici. Malta offre una serie di colleges, in cui è possibile dimorare e frequentare i corsi, e al tempo stesso presenta una varietà di luoghi da visitare rilevanti sia dal punto di vista artistico-architettonico sia naturalistico. Camilla prevede anche un viaggio in battello alla vicina isola di Gozo, che porterà via l’intera giornata per la visita alla cittadella di Victoria; quindi un giorno a La Valletta con sosta alla Cattedrale di San Giovanni per ammirare in particolare le due opere di Caravaggio, un’altra giornata per visitare Rabat e Mdina, anche se, per ora, non è sicura di voler portare i ragazzi nelle catacombe, ed infine dovrà lasciarli liberi di fermarsi nei luoghi dov’è stato girato Game of Thrones, che senz’altro li attireranno. Quanto agli aspetti naturalistici verranno colti al volo durante il viaggio in battello. La stagione infatti non si presta all’esplorazione delle coste e tanto meno delle grotte.

Per organizzare il soggiorno di circa una settimana ed il viaggio in aereo, Camilla dovrà lavorare almeno due giorni: fare le prenotazioni, mandare gli acconti, prenotare college e lezioni in modo da alternare giornate più impegnative ad altre di turismo e divertimento. A Malta ci sono anche diversi pub e non riuscirà certo a tenere i ragazzi lontani dai locali, anche se non tutti sono maggiorenni, quindi per loro l’alcol è proibito.

Certo quando sarà di nuovo a casa, se tutto sarà andato liscio come spera, tirerà un bel respiro di sollievo!

Auspica in cuor suo che riescano a stupirsi davanti alle vecchie città, con le loro strutture, la loro imponenza e i silenzi di alcune aree che a lei sono sembrate sacre.

Su Mdina, in particolare, scarica una guida che potrà esserle utile, dato che la storia di questa città, che è stata l’antica capitale, risale a più di 4.000 anni fa. Testimonia inoltre le origini della cristianità maltese: è qui, infatti, che S. Paolo pare abbia vissuto nel 60 d.C., dopo essere naufragato in prossimità delle isole.

Illuminata di notte e conosciuta come ‘la città silente’, Mdina affascina i suoi visitatori con la sua atmosfera senza tempo e i suoi tesori culturali e religiosi.

Con il succedersi dei diversi governanti e dei diversi ruoli assunti, Mdina ha avuto parecchi nomi e definizioni, ma quella più appropriata le è stata forse attribuita in epoca medievale: la città ‘Notabile’: la città nobile.

A quei tempi, così come oggi, fu residenza delle famiglie aristocratiche di Malta: Romani, Arabi, Normanni, grandi feudatari siciliani e spagnoli fecero di Malta la propria dimora. I loro imponenti palazzi, costruiti a partire dal XII secolo, costeggiano le strade strette e ombreggiate che si intrecciano a formare quasi una ragnatela.

Mdina è uno degli esempi di antica città fortificata più rappresentativi d'Europa, ed è straordinaria nella sua perfetta combinazione tra architettura medievale e barocca.

Come la vicina Mdina, Rabat gioca un ruolo fondamentale nel passato di Malta e rappresenta il primo riferimento diretto al suo grande patrimonio culturale.

Questa cittadina, provinciale ma piuttosto estesa, era un tempo parte della città romana di Melita: le rovine e i siti archeologici rinvenuti testimoniano, infatti, l'importanza di questa città durante l'età degli antichi Romani.

Per molti secoli gli ordini religiosi trovarono qui ospitalità, in particolare dentro i confini di Rabat; Francescani, Domenicani, Agostiniani vivono ancora in queste zone, nei loro grandi conventi e monasteri, pronti a soddisfare le esigenze spirituali dei loro parrocchiani.

La città è un vero e proprio centro commerciale, un mercato di importanza vitale per l'economia agricola del vasto entroterra. Ma è anche ben segnalata su tutte le mappe turistiche, grazie ai suoi siti storici e archeologici: la Roman House (Villa romana), le Catacombe, St. Paul's Grotto (la grotta di S. Paolo), oltre alle numerose chiese e ai bellissimi monasteri.”( www.visitmalta.com/it/mdina-and-rabat)

Camilla, infine, parlerà ai ragazzi dei Cavalieri di Malta, precisamente Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, che tutelavano i pellegrini in viaggio verso la Terra Santa, i quali scelsero tuttavia Birgu come sede del loro quartier generale, determinando il trasferimento della capitale a La Valletta.

Il programma è pronto. Non le resta che sottoporlo al Consiglio dei docenti di classe.

9. Conversazione telefonica


 

    Conversazione telefonica







Com’è andato il giro sull’ultraleggero? Non hai avuto paura di volare da sola?”

Guarda che da quando ho superato il trauma fisico e psichico dell’incidente posso dire di non aver più avuto paura…”

Ma hai avuto attacchi di panico…”

Lo so, ma è diverso: per me ci sono momenti di ansia, che forse sono riconducibili al timore di convivere con la malattia, ma non ci sono più stati episodi seri collegabili alla paura della morte.”

Non capisco. Paura della malattia non è forse una fase della paura della morte? Mi spiego: non temi che il progredire della malattia ti tolga pian piano la possibilità di vivere appieno e si trasformi in dipendenza dagli altri? Non è come essere fisicamente morta, se i tuoi organi non rispondono ai comandi della tua mente?”

No. Credo di aver superato questa fase. Infatti da quando ho iniziato a volare e in particolare da quando ho conseguito il brevetto, sento che sono finalmente in grado di mettere in pratica il “lascia che sia”, di affidarmi alla corrente, a quello che mi piace chiamare “flow”. Mi lascio trasportare, insomma…”

Lascia che sia. Let it be. Mi ricorda una canzone dei Beatles.”

Certo, è una canzone famosa, ma il ‘flow’ è piuttosto un fluttuare lasciandosi trasportare dalla corrente, dal vento, dal soffio, senza lottare per seguire una direzione premeditata, senza nuotare controcorrente. E’ un affidarsi e gioire delle emozioni positive che ne scaturiscono.”

Ma com’è che hai imparato a lasciarti andare?”

Guardare dall’alto la terra, la natura, i boschi, i corsi d’acqua, il mare, aiuta, perciò mi è venuto naturale non appena ho iniziato a volare. L’ho desiderato fin da bambina e mi sento come un grande uccello che disegna i suoi voli abbandonandosi alle correnti ascendenti e discendenti.”

Mi sembra una sensazione simile alla mia quando sono in acqua: potrei starci per ore muovendomi lentamente, in pace, in silenzio. L’acqua nelle orecchie, anche se non hai i tappi, attutisce i rumori, rendendo tutto ovattato. I movimenti diventano più lenti, simili a quelli di chi danza; lo sguardo coglie il bello, filtrato attraverso la lente che l’acqua diventa. La pelle beve, si idrata, si sazia. Io almeno mi sento così: pienamente soddisfatta e felice!”

E’ un po’ la stessa cosa, è vero. Il mio primo volo da sola ho voluto farlo sorvolando terreni che conosco bene, quasi intorno a casa, ma che non ho mai visto in quest’ottica: ho seguito il Po e mi sono permessa anche un passaggio sulla Venaria Reale e sulla Mandria, sui luoghi che ho amato da bambina. Ti ricordi le nostre gite scolastiche?”

Come no? E la prossima meta quale sarà?”

Per ora è un segreto, ci sto ancora lavorando.”

Ascolta, non voglio dimenticare il motivo per cui ti ho chiamata… dal momento che hai iniziato a praticare il Qi Gong e ti stai sempre più avvicinando alle discipline orientali, che ne diresti di un approfondimento della Medicina Tradizionale Cinese, con qualche riferimento ai punti dell’agopuntura? Al limite potremmo fermarci alla conoscenza teorica, non c’è bisogno di passare alla pratica.”

Sarebbe interessante e un giorno potrebbe tornarmi utile. Cos’hai scoperto?”

Un corso online, ma so già che da sola non arriverò alla fine.”

Mandami il link, vedo e ti faccio sapere…”

Grazie. Guarda che non c’è fretta, la promozione scade tra un mese. E poi c’è sempre Federico…”

Chi è Federico?”

Il ragazzo che ha conosciuto Camilla. Ce l’ha presentato a Torino, si occupa proprio di MTC e sono certa che potrà consigliarci!”

D’accordo, allora… Buonanotte!”

Anche a te, Fai bei sogni!”


8. Movimento

 

     

     

     Movimento





Dobbiamo percorrere più di un chilometro e poi camminare tra la gente che si accalca lungo le transenne.

Possiamo attraversare?”

No, non si può.”

Dobbiamo raggiungere una ragazza che non si è sentita bene…”

Allora rivolgetevi agli ausiliari del soccorso, in quella tenda laggiù.”

Torniamo indietro ma gli addetti al soccorso sono tutti dentro, non si può passare perché stanno già arrivando alla zona cambio i primi tra gli atleti partecipanti alla gara. Il percorso del nuoto li ha visti partire a gruppi di sei. Ora devono uscire dall’acqua, prendere la sacca in cui c’è l’abbigliamento per la bici, raggiungere la postazione della bicicletta e cambiarsi. Li aspettano 180 chilometri: una gran bella pedalata! Tutte le strade sono chiuse al traffico. L’organizzazione eccezionale prevede posti di ristoro. Inoltre è una splendida giornata di sole!

Non ci fanno passare, mi dispiace! Come sta la mamma?”

Ora sta bene. Veniamo noi alla zona cambio per vedere papà. Aspettateci lì davanti alla sua bici!”

Che senso di impotenza! Non poter far niente e sentirsi risucchiare dalla folla è una brutta sensazione. Passato il momento dell’ansia, tuttavia, guardandosi attorno anche al solo scopo di riunirsi alle ragazze, cambia velocemente la percezione dell’evento: oltre tremila tra atleti e sportivi, nel senso comune del termine, si mettono alla prova dopo essersi allenati per mesi nelle tre specialità. E’ un mondo colorato, multietnico, in cui si odono parole in lingue note e sconosciute, parole che sembrano quasi impronunciabili, accompagnate sempre dal sorriso e dalla consapevolezza dell’impegno stampati su ogni volto: giovane o anziano, maschile, femminile, curato o trasandato.

La tensione è al massimo - tensione psicofisica, naturalmente – ma l’atteggiamento è quello giusto: si tratta di una festosa giornata di sport in cui c’è competitività, tanto tanto stress, ma anche tanta voglia di sentirsi fieri in quel confronto che ognuno assapora fin nel profondo. Felicità è scoprire il proprio nome stampato piccolo piccolo sulla maglietta insieme a quello di tutti gli altri: sarà un bellissimo ricordo. I colori sono vivacissimi: appena appena differenziati quelli più adatti all’abbigliamento maschile piuttosto che femminile. La musica sovrasta tutto quel vociare e si accompagna alle direttive dello speaker. Ci sono tanti bambini che giocano beatamente sulla sabbia godendo di quella imprevista giornata di spiaggia e di mare.


 

Sfidare i propri limiti e cercare di superarli fa parte della preparazione atletica, ma forse anche chi non può definirsi “sportivo” può trarre vantaggio dall’osservazione dei partecipanti all’evento, perché la loro energia è tangibile e si mescola alla vitalità: non è forse ponendosi un obiettivo e lavorando per raggiungerlo che ciascun essere umano cresce, si rinnova, migliora la sua forma psicofisica e, in un certo senso, conquista benessere e voglia di vivere? E non sono questo gli antidoti allo stress, alla depressione, all’apatia, alla malattia?

Molti medici americani – magari quelli meno legati alla medicina tradizionale – sostengono che il movimento sia tra le cause fondamentali dello star bene, insieme al cibo non tossico, alla qualità dell’aria, dell’acqua e degli stati mentali.

Tuttavia anche i medici vecchia maniera indicano nel movimento (almeno una camminata!) il toccasana che ringiovanisce corpo e mente, al contrario della sedentarietà che causa, specie se unita all’assunzione del cosiddetto cibo spazzatura, malattie cardiovascolari, diabete, valori pressori elevati e tutti quei disturbi legati allo stile di vita che oggi molti hanno adottato.



Vedere poi l’impegno ed i risultati di Alex Zanardi fa crollare tutte le obiezioni dei pigri e dei meno dotati: se ci riesce lui – ed è sempre sorridente oltre che disponibile – forse cerchiamo troppi alibi, troppe scuse…

Ma se la malattia fosse anche, almeno in parte, legata all’inattività? Non avremmo più ragione, allora, di lamentarci dei nostri disturbi che ci costringono a prendere pillole, a fare controlli su controlli, visite ed esami per salvare il salvabile.


 

Davide è contento di essersi iscritto alla gara di domani: sarà soltanto un Mezzo Ironman, con i percorsi dimezzati quindi, ma i suoi impegni non gli hanno permesso di prepararsi per la gara odierna. Forse il prossimo anno… Intanto è qui che aspetta di scorgere l’amico… eccolo! è un momento di pura emozione! Scatta alcune foto che invierà a Barbara durante il periodo di attesa: ci vorranno parecchie ore, ma un’App gli permetterà di seguirlo negli spostamenti. I sostenitori del futuro Ironman – non hanno dubbi! – corrono lungo le transenne accompagnandolo ed incoraggiandolo. Lo ritroveranno in città per la maratona ed avranno modo di verificarne le condizioni. Ha detto che farà di tutto per arrivare, anche se dovesse camminare per gli ultimi chilometri.

Barbara riceve le foto ed esulta, si congratula con l’amica e si fa raccontare quell’episodio mattutino che non ha, tuttavia, rovinato la giornata. Bisogna imparare a rialzarsi e ricominciare, lo sanno bene le atlete.

Alla sera ciascun atleta arriva al traguardo e sente il suo nome seguito dalla fatidica frase “…è un Ironman!”

E’ buio, incomincia a fare freschino, ma la festa è all’apice, l’emozione trasforma la gioia in lacrime e anche quest’avventura termina.






















7. Colonne sonore


 

    Colonne sonore







Sulle orme della nonna, Camilla ha amato fin da piccola i racconti, la letteratura, i classici. Studia per amore dello studio – incredibile! – e quando scrive le sue protagoniste risultano battagliere, sempre pronte a lottare, ad impegnarsi, ad aiutare i più deboli, a metà strada tra i cavalieri medioevali e le crocerossine. Stasera tuttavia trascrive, quasi senza cambiarlo, il racconto che la nonna le ha ripetuto più volte sui suoi non troppo spensierati anni giovanili. Lo fa per non dimenticare i particolari, perché lo stile di vita è così cambiato che sembra siano trascorsi secoli, anziché decenni. Gli anni Sessanta le appaiono come preistoria, confrontati con la sua quotidianità. 




Prima di dormire, talvolta appena si sveglia, nei giorni immediatamente precedenti la sua ‘avventura’ di liceale, come le piace sognarla, Gabriella (decide di chiamare così la protagonista, che in realtà è la nonna) si vede camminare lungo il viale della stazione: è elegante – almeno dal suo punto di vista – e al tempo stesso un po’ acerba per la sua età. In ogni modo la colonna sonora è sempre la stessa: ‘Lungo il viale va ripassando la sua lezione la studentessa, l’accompagna lo studentino…’ (Natalino Otto, Lungo il viale, 1949).



Il primo giorno al ginnasio indossa un tailleur in lana scozzese, in una tonalità di verde che sta tra il cactus ed il mirto, con la gonna a pieghe, portato su una camicetta beige a maniche corte. L’ha scelto, insieme ai genitori, nel miglior negozio di abbigliamento della cittadina: ‘Bimbi belli’, anche se c’erano abiti per tutti, grandi e piccini. Fino al giorno prima si è sentita emozionata e privilegiata, ma davanti all’edificio scolastico ci sono ragazze e ragazzi di un’eleganza raffinata, ben pettinati, dal portamento un po’ troppo fiero, a parer suo. E’ cresciuta in un mondo che della modestia ha fatto una virtù, ma ora prova un certo disagio, che non riesce a comprendere.

Purtroppo in cinque anni di liceo quel sogno di passeggiare lungo il viale con un ragazzo non si avvera. Peccato. Allora passa alla fase successiva, quella degli studi universitari a Torino, anche se poi le cose vanno diversamente. La colonna sonora diventa: “Ricordi quelle sere passate al Valentino col biondo studentino che ti stringeva sul cuor?” (Piemontesina, 1939).

La cittadina dove frequenta il liceo, tuttavia, rimane nel suo cuore come quella della sua adolescenza, delle prime scoperte volando fuori del nido con le sue sole ali , dello stupore, ma anche del crollo dell’autostima, della vergogna e delle paure: dunque la segna non poco! Intanto fin dalla quarta ginnasio si ritrova nel banco con una ragazzina attratta dai compagni di classe e dai “fusti” che vivono nei paesi attorno. Se lei viaggia in treno, la sua compagna è più fortunata perché ha il padre che lavora in città e la porta avanti e indietro in auto: che comodità! Ma - rovescio della medaglia - questo non le permette di arrivare in ritardo e saltare il primo turno di interrogazioni, che talvolta è anche l’unico, così, col passare dei mesi, si fa furba e inizia ad andare alla stazione, dopo essere scesa dalla macchina del padre, per poi entrare in classe col gruppo che viaggia dal capoluogo. All’epoca gli studenti arrivano con il treno da Asti, da Alessandria oppure da Ovada-Genova: naturalmente provengono dai paesi più disparati per frequentare il Classico e sono prevalentemente di famiglia benestante, ragazze e giovani destinati alla laurea. Poi ci sono i residenti, socialmente quella che si può definire l’elite. Ma come mai Gabriella è finita in mezzo a loro? Alle medie si ritrovò ad ascoltare una professoressa affascinante, che seppe trasmetterle entusiasmo per il latino, per i classici, e decise di emularla. Le chiese semplicemente quale scuola superiore avrebbe dovuto frequentare e quando si sentì dire: “Meglio il liceo classico” non batté ciglio. Neppure i suoi genitori, anche se la mamma era casalinga e il papà operaio. Le dissero chiaramente che avrebbe dovuto studiare molto, ma studiare le piaceva tantissimo. Ancora non sapeva dell’esistenza di quelle lezioni in cui avrebbe capito davvero poco.
Uscita dalla maturità in modo decoroso (allora si riparava a settembre se qualcosa andava storto), all’università, pur con un cambio di corso, taglia corto e si laurea a giugno del quarto anno: una rarità! Nel frattempo ha ampliato i propri orizzonti scrivendo la tesi nella Biblioteca civica, facendo l’impiagata straordinaria alle ‘Poste e Telegrafi’, dove conosce persone fantastiche, finché decide di sposare il ragazzo che aveva conosciuto poco prima della maturità.”

 


















6. Lione


 

Lione







Ciao, spero tu non stia lavorando…”

No, sono contenta di sentirti!”

Poco fa è arrivata la mail con cui mi è stata comunicata l’ammissione al corso di specializzazione. Ne sono felicissima perché ho visto il programma dettagliato e mi sembra davvero interessante. Devo dire poi che il test è stato piacevole.”

Hai tempo per parlarmene?”

Certo. In primo luogo affronteremo l’argomento della salute e di come possiamo guidare il paziente a prenderne il controllo, ad aumentare la propria forza vitale agendo sulle emozioni positive, a lasciar andare le memorie bloccate e ad interrompere il circuito della paura. Tutte le terapie possono portare alla guarigione: la meditazione, il Reiki, l’ipnosi, il sonno, il cibo buono, la fitoterapia, la medicina quantistica… e naturalmente il superamento della paura della morte. Il paziente opererà una scelta con il terapeuta puntando sulla prognosi migliore. Da parte sua il terapeuta dovrà conoscere tutte le terapie e lavorerà in collaborazione con lo specialista, una volta effettuata la scelta. Ma nulla è irreversibile. Gli affiancamenti potranno anche essere plurimi. Ogni giorno sarà come scrivere una pagina di un libro completamente nuovo: è giusto provare un nuovo ambiente, nuove medicine, nuove erbe, ma anche e soprattutto nuova mente.”

Ma le competenze del terapeuta devono essere davvero molto ampie! Dovrai continuare a studiare…”

Credo proprio di sì. Mi rendo conto che questo è solo l’inizio, però credo di aver trovato la strada giusta.”

Sono così contenta di sentirtelo dire! Pensa che pochi minuti fa mi sono soffermata sulla rilettura di Villoldo e sulla guarigione sciamanica: ho sentito fin nel profondo la certezza che il processo del recupero dell’anima possa sanare la stessa. E ho sentito – non ridere! – di dover accendere il cellulare per rispondere alla tua chiamata.”

Riuscirò mai ad essere meno razionale e più intuitiva? Sei il mio modello!”

Non esageriamo!”

Domani ti scriverò una mail per informarti sui corsi che avrò scelto di seguire in questi primi incontri. Ci dormirò su lasciando che la notte e i sogni decidano per me.”

Ho già qualche idea… domani vedremo se ci ho azzeccato! Buona serata, Anna.”

Anche a te.”

Spento il cellulare Anna scorre ancora una volta il programma del corso: sa che è meglio occuparsi in primo luogo degli argomenti affini alla sua preparazione, per affrontare i quali ha già acquisito competenze. Sarà più facile rompere il ghiaccio. Per esempio sull’effetto placebo si è già documentata e ritiene e che non debba essere irriso, bensì preso molto sul serio, perché non è altro che l’attivazione dell’energia interna del paziente, della sua potenzialità di guarigione. Allo stesso modo l’effetto nocebo si fonda sulla mancanza di fiducia del paziente stesso nei confronti dei farmaci e persino dei medici o delle strutture: se le azioni non saranno sorrette da pensieri adeguati, il risultato non potrà che essere deludente.