Colonne sonore
Sulle orme della nonna, Camilla ha amato fin da piccola i racconti, la letteratura, i classici. Studia per amore dello studio – incredibile! – e quando scrive le sue protagoniste risultano battagliere, sempre pronte a lottare, ad impegnarsi, ad aiutare i più deboli, a metà strada tra i cavalieri medioevali e le crocerossine. Stasera tuttavia trascrive, quasi senza cambiarlo, il racconto che la nonna le ha ripetuto più volte sui suoi non troppo spensierati anni giovanili. Lo fa per non dimenticare i particolari, perché lo stile di vita è così cambiato che sembra siano trascorsi secoli, anziché decenni. Gli anni Sessanta le appaiono come preistoria, confrontati con la sua quotidianità.
“Prima di dormire, talvolta appena si sveglia, nei giorni immediatamente precedenti la sua ‘avventura’ di liceale, come le piace sognarla, Gabriella (decide di chiamare così la protagonista, che in realtà è la nonna) si vede camminare lungo il viale della stazione: è elegante – almeno dal suo punto di vista – e al tempo stesso un po’ acerba per la sua età. In ogni modo la colonna sonora è sempre la stessa: ‘Lungo il viale va ripassando la sua lezione la studentessa, l’accompagna lo studentino…’ (Natalino Otto, Lungo il viale, 1949).
Il primo giorno al ginnasio indossa un tailleur in lana scozzese, in una tonalità di verde che sta tra il cactus ed il mirto, con la gonna a pieghe, portato su una camicetta beige a maniche corte. L’ha scelto, insieme ai genitori, nel miglior negozio di abbigliamento della cittadina: ‘Bimbi belli’, anche se c’erano abiti per tutti, grandi e piccini. Fino al giorno prima si è sentita emozionata e privilegiata, ma davanti all’edificio scolastico ci sono ragazze e ragazzi di un’eleganza raffinata, ben pettinati, dal portamento un po’ troppo fiero, a parer suo. E’ cresciuta in un mondo che della modestia ha fatto una virtù, ma ora prova un certo disagio, che non riesce a comprendere.
Purtroppo in cinque anni di liceo quel sogno di passeggiare lungo il viale con un ragazzo non si avvera. Peccato. Allora passa alla fase successiva, quella degli studi universitari a Torino, anche se poi le cose vanno diversamente. La colonna sonora diventa: “Ricordi quelle sere passate al Valentino col biondo studentino che ti stringeva sul cuor?” (Piemontesina, 1939).
La cittadina dove frequenta il liceo, tuttavia, rimane nel suo cuore come quella della sua adolescenza, delle prime scoperte volando fuori del nido con le sue sole ali , dello stupore, ma anche del crollo dell’autostima, della vergogna e delle paure: dunque la segna non poco! Intanto fin dalla quarta ginnasio si ritrova nel banco con una ragazzina attratta dai compagni di classe e dai “fusti” che vivono nei paesi attorno. Se lei viaggia in treno, la sua compagna è più fortunata perché ha il padre che lavora in città e la porta avanti e indietro in auto: che comodità! Ma - rovescio della medaglia - questo non le permette di arrivare in ritardo e saltare il primo turno di interrogazioni, che talvolta è anche l’unico, così, col passare dei mesi, si fa furba e inizia ad andare alla stazione, dopo essere scesa dalla macchina del padre, per poi entrare in classe col gruppo che viaggia dal capoluogo. All’epoca gli studenti arrivano con il treno da Asti, da Alessandria oppure da Ovada-Genova: naturalmente provengono dai paesi più disparati per frequentare il Classico e sono prevalentemente di famiglia benestante, ragazze e giovani destinati alla laurea. Poi ci sono i residenti, socialmente quella che si può definire l’elite. Ma come mai Gabriella è finita in mezzo a loro? Alle medie si ritrovò ad ascoltare una professoressa affascinante, che seppe trasmetterle entusiasmo per il latino, per i classici, e decise di emularla. Le chiese semplicemente quale scuola superiore avrebbe dovuto frequentare e quando si sentì dire: “Meglio il liceo classico” non batté ciglio. Neppure i suoi genitori, anche se la mamma era casalinga e il papà operaio. Le dissero chiaramente che avrebbe dovuto studiare molto, ma studiare le piaceva tantissimo. Ancora non sapeva dell’esistenza di quelle lezioni in cui avrebbe capito davvero poco.
Uscita dalla maturità in modo decoroso (allora si riparava a settembre se qualcosa andava storto), all’università, pur con un cambio di corso, taglia corto e si laurea a giugno del quarto anno: una rarità! Nel frattempo ha ampliato i propri orizzonti scrivendo la tesi nella Biblioteca civica, facendo l’impiagata straordinaria alle ‘Poste e Telegrafi’, dove conosce persone fantastiche, finché decide di sposare il ragazzo che aveva conosciuto poco prima della maturità.”

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