Progetti
Federico pensa che vivere in baita piacerà a Camilla perciò si accorda con un conoscente per trascorrervi una decina di giorni fino al Ferragosto. Si tiene, solitamente, in uno di quegli anfiteatri naturali dove l’acustica è perfetta ed il panorama mozzafiato, un concerto, proprio il 15 di Agosto e gli piacerebbe accompagnarla ad ascoltarlo.
Vivere in baita è un buon compromesso perché non c’è tra loro alcuna intimità e al tempo stesso hanno tanto in comune, compresa la voglia di condividere esperienze.
Visiteranno, una dopo l’altra, le malghe dove si produce il formaggio. Il latte viene raccolto e mescolato con quello di pecora e di capra per le tome “dei tre latti” oppure utilizzato per produrre formaggi ovini, caprini e vaccini. Ogni malga ha la sua specialità anche se in alpeggio pascolano quasi esclusivamente mucche.
Più in basso ci sono allevatori di capre che, durante il giorno, conducono le loro greggi a pascolare tra le rovine di vecchie case abbandonate, previo accordo con gli enti amministrativi, per mantenere pulite aree che altrimenti sarebbero invase da vegetazione incolta, arbusti e sterpaglie pericolose per i passanti: fare trekking lungo i sentieri è infatti una pratica moderna e salutare, che consente di muoversi all’aria aperta e di godere di paesaggi naturali che ci fanno sentire parte dell’Uno, ci infondono sensazioni di pace e ci rasserenano. Non tanto tempo fa gli uomini percorrevano quelle strade, quei passi di montagna a piedi perché non avevano alternative e per certi versi dobbiamo tornare a godere di quanto la Natura ci offre.
Federico ama le montagne che circondano il “suo” lago: sono il rifugio in cui ritrova il personale equilibrio ogni volta che è costretto a restare in città troppo a lungo. Fisicamente ha proprio bisogno di aria, come se la città lo soffocasse con i suoi fumi, gli odori tossici, gli sfregi alle case, ai cartelli, persino agli alberi. Cresce in lui una sorta di pena, il suo respiro si fa più corto, è come se corresse e, pur fermandosi, non riuscisse a recuperare, finché si sente davvero soffocare e non vede l’ora di scappare.
Gli pare che a nessuno dei suoi coetanei vivere in città dia tali effetti collaterali: alcuni di loro, anzi, sono ben contenti di godersi quelle strutture che esistono solo nei grandi centri, locali che essi frequentano proprio perché non provinciali ed offrono loro un’ampia scelta di possibilità, divertimenti e “coccole”. A lui sembra che non permettano vere e proprie attività perché non c’è azione – al massimo un po’ di fatica – e che il loro effetto svanisca troppo presto, tanto che, nella maggior parte dei casi, non consentono di recuperare l’equilibrio psicofisico per il quale sono studiate, se non per poche ore. La città per Federico è chiaramente fonte di stress, per cui ha imparato a fruirne per brevi periodi con la tecnica che lui definisce “un mordi e fuggi consapevole”.
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